L’ESPERIENZA

Per cercare di parlare seriamente di un argomento bisogna tentare di conoscerlo a fondo, osservarlo da vicino e approfondire attraverso le tante fonti che sono disponibili. Avere avuto una lunga e profonda esperienza diretta è un vantaggio.

Indubbiamente agli occhi di un Occidentale la Cina può apparire attraente ed esotica. I primi contatti con città come Pechino e Shanghai possono avere un impatto molto suggestivo. Tutto questo svanisce con il tempo, soprattutto per chi ha una visione più attenta ed ha la capacità di soffermarsi sui dettagli e sulla realtà.

Personalmente ho avuto grandi difficoltà nella gestione delle relazioni sia a livello di business che sul piano personale. Probabilmente queste sono anche le conseguenze dei danni fatti durante gli anni di Mao Zedong, con la sua famigerata “rivoluzione culturale”. Purtroppo le scorie di questo dramma non sono state affatto smaltite e questo incubo continua ad aleggiare all’interno della società cinese e nella mentalità della gente.

Ormai è noto a tutti che nel business una trattativa, una negoziazione, un accordo, si svolgono con interlocutori che hanno cultura, attitudini, valori etici e morali, completamente differenti dai nostri. Quindi sono facili le incomprensioni, le frustrazioni e i rischi. Anche il significato che viene dato ad un contratto è completamente differente dal nostro.

A livello personale avere tanti contatti con i cinesi mi ha permesso di capire l’alto livello di “omologazione” che li caratterizza. Sono omologati dal punto di vista culturale, intellettuale e spirituale. Questo è il frutto di un indottrinamento martellante che inizia nella scuola dell’infanzia e dura tutta la vita. Gli strumenti utilizzati dal regime sono la scuola e i media, strettamente controllati e censurati. Le informazioni che arrivano dall’esterno, per un cinese sono viste con sospetto o ritenute false. Controllare un popolo omologato è molto più semplice. Quando penso ai cinesi credo che siano una sorta di “popolo fanciullo” che ripone nello Stato (percepito come un padre) un sentimento in cui si mescola fiducia e timore. L’elaborazione di un pensiero critico richiede sforzi considerevoli per molti di loro, forse proprio perché non sono abituati a questo esercizio. Non va nemmeno dimenticato che la critica in Cina è considerata reato. L’accusa di essere un “controrivoluzionario” può avere conseguenze gravi, compresa la detenzione per anni presso un Laogai (i campi di concentramento cinesi) per essere “rieducati”.

Quindi ho capito che “in Cina prima di pensare, è bene pensare bene a quello che si pensa”.